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Perché lo Yoga, il Taijiquan ed il Qi Gong non sono sport

Aggiornato il: ott 6

Oggi tutto ruota intorno alle classificazioni ed alle distinzioni burocratiche, spesso utili a creare solo confusione e differenziazione fra "quello che faccio io e quello che fai tu".


Queste continue distinzioni non fanno che creare caos nella mente degli allievi e portano molti di loro a porsi domande come:

Cos'è questa attività?

Se mi ci iscrivo dimagrisco?

E se metto su massa?

Se pratico Yoga, Taijiquan o Qi Gong in una palestra, allora svolgo attività sportiva?


Facciamo chiarezza fra una definizione puramente burocratica ed un reale principio pratico/concettuale di queste arti.

Perché, sì, sono arti e non attività sportive.



Io, personalmente, sono cresciuta nel mondo delle Arti Marziali ed ho spaziato in mondi molto differenti all'interno delle Arti Marziali stesse (dalla Kick Boxing al Karate, ad esempio) e sino a qualche anno fa non comprendevo la reale differenza fra la prima e la seconda, perché non applicavo nella mia pratica un semplice ma fondamentale principio.

Anche fra due Arti che hanno radici similari, cosa fa sì che la Kick Boxing si definisca uno sport ed il Karate, invece, sia una vera e propria Arte?

Cosa differenzia la ginnastica artistica dallo Yoga?

Qual'è il principio che realmente porta ad una identificazione del Taijiquan come un'Arte e non uno sport come la ginnastica dolce?

Dopo tanto lavoro su me stessa, aver studiato, praticato ed approfondito la ricerca della reale presenza mentale nel movimento (cosa che non termina mai, nemmeno in una vita di lavoro su di sé), sono giunta alla conclusione che oggi ci sia tanta confusione nel settore olistico anche per una mancanza di informazione vera e chiara da parte degli operatori ed insegnanti stessi.



E' molto bello e scenografico vedere foto di insegnanti di Yoga che eseguono Asana difficilissime ed al limite dell'umano e video di praticanti di Arti Marzali che rompono enormi pezzi di legno con la forza di un solo dito, ma, realmente, cosa rappresentano?

Perché c'è questo bisogno maniacale di apparire senza lasciar trasparire l'essere?

Cosa cambia se l'insegnante di Yoga si fa fotografare in una posizione semplice seduta o il Maestro di Arti Marziali si fa ritrarre in seiza?

Cosa se non l'apparire?

E perché, a maggior ragione in queste Arti, bisognerebbe preferire l'essere e non il fare?

Perché il principio che è alla base di un'Arte è ben differente da quello dello sport puro.


Il principio reale della pratica non è il raggiungimento della forza bruta, della posizione perfetta o dell'equilibrio apparentemente irraggiungibile, ma è la capacità di vivere il viaggio che potrebbe portare alla posizione, allo sviluppo del proprio corpo, all'attenzione cosciente del proprio respiro, il tutto guidato da un fattore fondamentale:

L'INTENZIONE.


A cosa conduce il movimento vuoto e privo di intenzione?

Al nulla.

Come posso pensare di raggiungere la cima della montagna, se, nel viaggio, non pongo attenzione all'intenzione che do al viaggio e ad ogni singolo passo?

Non la raggiungerò mai.


Nella cultura cinese c'è un modo di dire che rappresenta a tuttotondo quanto detto in precedenza:

Yi dao, Qi dao.

Dove fluisce l'intenzione, fluisce l'Energia.


Se io non metto nel mio movimento - nel muovere anche un singolo dito del piede - la corretta intenzione, allora non sto vivendo l'Arte, ma sto eseguendo uno sport.

E non c'è niente di male in questo, ma è giusto chiamare le cose con il loro nome e non portare apparenza e confusione in un settore già confuso di per sé.


Per concludere questo articolo e dare ulteriore valore alle mie considerazioni, vorrei condividere con voi due interviste di due persone con storie di vita molto diverse e Maestri di due arti differenti, ma similari:

- Antonio Nuzzo, uno dei Maestri più importanti a livello nazionale ed internazionale del mondo dello Yoga

- Shifu Shi Heng Yi, Maestro Shaolin e guida dello Shaolin Temple Europe in Germania


Due Maestri con storie diverse, vite lontane e diverse, addirittura lingue diverse, ma che esprimono esattamente lo stesso concetto.


Buon ascolto!
















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