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Yoga, Meditazione e Neuroplasticità

Aggiornato il: mag 14

Il termine Neuroplasticità è di recente coniazione ed è la capacità del cervello di modificare la propria struttura e funzionamento in base alle attività ed all'esperienza mentale.

La sua scoperta e definizione, la dobbiamo al Dott. Eric Kandel che, con il suo studio sul cervello della lumaca di mare Aplysia, vinse il premio Nobel per la Medicina nel 2000.

Il dott. Kandel, da un essere vivente tanto semplice quanto la lumaca di mare, scoprì l'infinita e complicata capacità di crescita, adattabilità e variazione di un sistema complesso quanto il nostro Sistema Nervoso Centrale. Grazie a lui si è giunti, quindi, ad una considerazione nettamente differente del nostro cervello.

Infatti, fino al 2000, la scienza era convinta che il cervello avesse un costante crescendo sino all'età adulta, per poi avere un declino inarrestabile sino alla vecchiaia e, quindi, alla morte.

Dagli studi del dott. Kandel è, invece, emerso che il cervello ha un'enorme capacità di adattamento agli eventi della vita ed una incredibile potenzialità di creare nuove connessioni che ne favoriscano il benessere e la crescita in qualsiasi momento della vita stessa.


Questa scoperta epocale, ci fa capire quanto sia importante coltivare la nostra mente e lavorare con una pratica quotidiana per mantenerla in buona salute e per permetterle di creare sempre nuove connessioni.

Il cervello di una persona che medita e pratica Yoga con costanza e consapevolezza, ha una maggiore capacità di risposta allo stato di necessità a cui potrebbe andar incontro l'organismo.

E', infatti, emerso che un fattore fondamentale per nutrire la nostra capacità di Neuroplasticità è mantenere un'attenzione focalizzata, proprio l'attenzione a cui ambisce la pratica Yoga e la meditazione.


Il neurobiologo Dott. Daniel Siegel riporta con chiarezza la differenza fra attenzione focalizzata e non focalizzata nel suo libro "Mappe per la Mente":

L'attenzione può rientrare nella sfera della coscienza, ossia possiamo essere consapevoli dell'oggetto cui prestiamo attenzione. Ma l'attenzione può essere  anche "non cosciente": in tal caso, si verifica un incanalamento del flusso di energia senza che noi siamo consapevoli di questo flusso. I termini tecnici per queste due diverse condizioni sono "attenzione focalizzata"(consapevole) e non focalizzata (inconsapevole).

Dopo queste considerazioni, ho il piacere di lasciarvi alle parole del Dott. Eric Kandel, che va proprio ad analizzare la capacità neuroplastica del cervello e la sua correlazione con la meditazione.



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